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La birra artigianale italiana? Nacque a Forlì

 La birra artigianale italiana? Nacque a Forlì
Se negli ultimi anni si registra la “scoperta” da parte di molti della birra artigianale, con conseguente moltiplicarsi di marchi, etichette, fiere, sagre, la Romagna deve ricordarsi che non è una moda recente. Già nel 1835, a Forlì, un giovane curioso di novità tecnologiche applicate all’agricoltura, provò a produrre birra in casa. Si chiamava Gaetano Pasqui e, da quell’anno, è qualificato come “birraio”, nel frattempo era anche assistente alla cattedra di Agronomia; commerciante, grossista e produttore di alcolici vari; titolare di un’agenzia di macchine e strumenti agrari; sperimentatore di culture allora particolari come il luppolo, l’arachide e la barbabietola da zucchero. Era nato nel 1807 da Fabrizio e Anna Fabbri, cucitrice.
Il giovane imprenditore iniziò producendo birra in un piccolo stabilimento, servendosi di luppoli esteri, specialmente inglesi e tedeschi. Nel 1847 studiò e introdusse la coltivazione del luppolo selvatico italiano spronando così l'avvio alla produzione della birra artigianale in tutta Italia. Le sue intuizioni e la sua birra gli valsero premi nazionali e internazionali (per esempio a Londra).
Il forlivese fu, tra l’altro, l’unico birraio italiano presente all’Esposizione tematica di Haguenau, in Alsazia, nel 1867. Suoi sono brevetti per la coltivazione del luppolo, avendo inventato aratri o carretti. La sua produzione, allora, fu avversata dai grandi marchi e solo in tempi recenti, anche in Italia, si è assistito alla diffusione capillare di microbirrifici “alla Pasqui”. La sua birra fu apprezzata anche all'estero grazie all'instancabile attività del figlio Tito, rappresentante italiano alle Esposizioni Universali: le “prove” sono conservate tra i Fondi antichi della Biblioteca comunale “Saffi” di Forlì.
Da dati della Camera di Commercio, si nota che decine di migliaia di bottiglie di terracotta erano vendute ogni anno dalla “Premiata Fabbrica di Birra Gaetano Pasqui – Forlì” specialmente negli anni '60 dell'Ottocento. La vicenda, conservata con discrezione dalla famiglia, è stata pubblicamente riscoperta grazie agli studi di Umberto Pasqui, discendente – sette generazioni dopo – di Gaetano, con il saggio “L’uomo della birra” (CartaCanta, 2010). Nel 2016 è ripartita la produzione di birra, con (per ora) due etichette dai nomi tratti dalla prole di Gaetano Pasqui e Geltrude Silvagni: Livia e Claudia. La prima, una Golden Ale (sul solco del premio londinese del 1862), l’altra una Weizen aromatizzata alla mela cotogna. A quanto pare, la “Premiata Fabbrica di Birra Gaetano Pasqui – Forlì” è il più antico marchio di birra artigianale italiano (dal 1835) riportato in vita e rimesso sul mercato grazie ai suoi discendenti. Una tradizione di cui Forlì e la Romagna dovrebbero vantarsi.